“La Signora in Giallo”: Gli articoli di copertina di TVGuide – Marzo 1985

Sono passati ormai quasi 40 anni dalla prima messa in onda negli Stati Uniti di “Murder, She Wrote nel 1984 e il mondo della televisione si è ben presto reso conto delle enormi potenzialità di questa serie che fin dall’inizio ha riscosso un grosso successo di pubbico, affascinato dalle avventure di questa signora di mezza età che si rimette in gioco diventando un’apprezzata scrittrice di romanzi gialli e un’investigatrice suo malgrado trovandosi spesso invischiata in vicende più o meno delittuose.

Il successo di MSW è stato documentato negli anni dalla rivista americana di televisione TV Guide che nel tempo ha dedicato a questa serie un totale di cinque articoli durante la programmazione televisiva a partire dagli anni ’80. Questi articoli sono stati conservati e scansionati da una appassionata della “Signora in Giallo” che le ha dedicato un intero sito web chiamatoThe Definitive Guide to Murder, She Wrote” . A questi articoli ha dedicato un’intera sezione del sito in una specie di rassegna stampa  dedicata alla serie. E’ ancora possibile visualizzare le pagine e i materiali d’archivio originali qui .

Un’altra fan della serie, responsabile del blog “Murder She Watched” ha analizzato il materiale disponibile online e, nonostante alcune scansioni poco leggibili, ha pensato che sarebbe stato bello per i fan dello show poter attingere alle trascrizioni di quegli articoli. Ha iniziato quindi a postare le pagine digitalizzate originali della prima storia di copertina di TV Guide su “Murder, She Wrote” – apparso nel numero del 9 marzo 1985 – e ha ribattuto l’intero articolo.

E infine la sottoscritta, umilmente resposabile di questo blog sulla Signora in Giallo in italiano, ha pensato di tradurre quelle pagine al fine di poter estendere la lettura anche al pubblico di estimatori di Jessica del nostro paese.

Il primo articolo della serie, riproposto di seguito, è un’intervista alla signora Lansbury durante le riprese di un episodio della prima stagione di MSW (facilmente riconoscibile nell’ Ep1.7 ‘Gran mago Orazio’).

Auguro buona lettura a tutti dopo quasi 40 anni dalla prima pubblicazione!

Angela Lansbury

Il grande mistero: perché stare ai “lavori quasi forzati”?

“Murder, She Wrote” è un duro lavoro per la leggendaria attrice; ecco perché ha detto sì a questo ruolo estenuante da protagonista

di Robert MacKenzie

Angela Lansbury stava ancora lavorando quando sono arrivato e sono stato contento di avere avuto la possibilità di stare dietro le quinte a guardarla prima che ci incontrassimo. L’avevo vista di persona solo una volta – come la scintillante star di “Mame“, su un palcoscenico di New York – e il mio ricordo più vivo era di lei che pendeva da un’enorme luna, mostrando un paio di gambe eleganti. È stato 19 anni fa e oggi le gambe erano coperte dal tweed, che più si addiceva ai gusti pratici del New England e di Jessica Fletcher, l’eroina di “Murder, She Wrote“.

Nel suo personaggio di Jessica, la Lansbury se ne stava seduta all’aria aperta in una calda giornata di Los Angeles, le braccia incrociate e gli occhi azzurri spalancati attenti ai minimi dettagli, osservando una scena davvero incredibile. Era in corso una “fiera medievale”, affollata di avventori e artisti in costume d’epoca, che si assiepavano sotto le mura di un gigantesco castello di stucco, uno di quei back-lot riciclati all’infinito appartenuti ad un’epopea dimenticata di cavalieri in armatura. James Coco, una guest star che doveva essere misteriosamente assassinata durante l’episodio, veniva trasportato su un carro, in una cerimonia gioviale che senza dubbio sarebbe diventata in breve sinistra. La Lansbury, a 59 anni, aveva forse superato la fase in cui fluttuava leggera su lune sospese in collant e paillettes ma era una donna sorprendente: alta, diritta e dai lineamenti puliti, con qualcosa di diretto e penetrante in quegli occhi azzurri e sinceri, qualcosa di intransigente sul set di quella piccola location perfetta.

Terminata la ripresa un addetto stampa ci presentò. “Ciao”, mi disse, con un rapido sorriso e una stretta di mano decisa. Perché mi aspettavo un austero “come stai?” Forse questo faceva parte del suo magnetismo, una disarmante familiarità che sembrava andare oltre una certa riservatezza inglese. Abbiamo parlato del personaggio di Jessica, una vedova che scrive romanzi gialli e ha la straordinaria capacità di essere presente quando si verificano degli omicidi. “Non è un’eccentrica, non è una ficcanaso o un ‘personaggio’. È proprio quello che non volevamo che fosse”, disse la Lansbury. “Penso che sia una persona molto onesta e diretta, molto etica, con una mente aperta. È una brava tuttofare. E lei è americana. Questo è molto importante, è molto americana”.

Angela Lansbury è lei stessa americana, non di nascita ma per scelta. Nata in Inghilterra in una famiglia di artisti, era un’adolescente che studiava recitazione quando la seconda guerra mondiale sconvolse la sua vita. “Mia madre mi disse: ‘Guarda, puoi andare in campagna e stare lontano dalle bombe oppure puoi restare qui e continuare gli studi’”. Angela, ovviamente, scelse di restare a Londra per continuare la scuola di recitazione. Ma nell’agosto del 1940, Angela, i suoi due fratelli e la madre giunsero a New York, dove Angela aveva vinto una borsa di studio in recitazione. Più tardi si trasferirono a Los Angeles dove Angela trovò lavoro come commessa presso Bullocks Wilshire.

In seguito un’amica le procurò un provino alla MGM. La ragazza padrona di sé con lineamenti delicati e modi riservati fu immediatamente scritturata. Quasi subito venne scelta per un ruolo importante nel film “Gaslight“. Sarebbe poi apparsa in “National Velvet”, “The Picture of Dorian Gray”, “The Harvey Girls” e in molti altri film.

Approfittando delle pause tra una scena e l’altra – la recitazione televisiva è fatta per lo più di attese – la Lansbury mi accolse nella sua roulotte. Il lusso dei bei tempi a Hollywood non sarà più lo stesso ma ci sono ancora alcuni vantaggi per le star, tra cui un camerino climatizzato che rientra decisamente nella categoria delle case mobili, con sedute comode e tende coordinate. Dissi qualcosa sulle parti di “altra donna” che interpretava di solito nei film, infatti la ricordavo come la ragazza che non riusciva mai a prendersi il ragazzo che desiderava.

“Beh suppongo che se avessi preso io il ragazzo sarei poi diventata una di quelle attrici le cui carriere arrivano e spariscono così in fretta, povere care. Non sono mai stata un sex symbol o la regina del glamour. Fin dall’inizio ho interpretato donne molto più grandi di quanto non fossi in realtà. C’era qualcosa di maturo nella mia faccia e nel mio comportamento. Ho sempre sentito di avere 29 anni. Mi sono sentita una di 29 anni per tanto tempo! Ora mi sento come a 40 anni”. E ha sorriso.

Il marito della Lansbury, Peter Shaw, si affacciò alla porta della roulotte per salutarci. Ex agente di talenti e produttore, Shaw è un uomo alto e distinto con un modo di parlare buffo. Promise di rivederci per pranzo e se ne andò.

Ho poi citato la famosa osservazione di Spencer Tracy secondo cui recitare consisteva principalmente nel conoscere le proprie battute e nel stare attenti a non sbattere contro i mobili. La Lansbury sentiva che c’era molto di più. “È molto difficile descrivere cosa significa recitare. Ma l’approccio inglese mira a darti gli strumenti del mestiere. L’abilità vocale, per esempio. Puoi avere ogni sorta di passione drammatica, ma se non sai usare il tuo strumento per trasmetterla al pubblico, sei solo a metà strada, giusto? Laurence Olivier una volta ha detto che l’unica cosa che un attore deve avere è un’enorme forza fisica, una grande resistenza. Sono fortunata ad averla. Non avrei potuto fare “Mame” per due anni e “Sweeney Todd” per altri due anni, senza averla avuta.”

Quei trionfi sul palcoscenico di Broadway arrivarono tardi per un’attrice che aveva pensato ai film come un trampolino di lancio per il teatro. La Lansbury lasciò la MGM nel 1951, quando l’industria cinematografica era in crisi, e si ritrovò ad essere per lo più disoccupata nel suo stato di attrice cinematografica free-lance. “Per fortuna ero sposata e mio marito aveva un lavoro. Ma è stato un periodo molto buio. ” Nel 1953 gli Shaw avevano tre figli da crescere e sebbene in ansia per il lavoro, la Lansbury si dedicò quasi totalmente alla famiglia e scoprì quella che si sarebbe rivelata una sua grande passione: il giardinaggio.

Alla fine, la ragazza che si era preparata duramente per il palcoscenico trovò finalmente la via del ritorno. Nel 1957 debuttò a Broadway in “Hotel Paradiso” con critiche più che positive. Seguì “A Taste of Honey” e poi lo spettacolo che ha rivelato il suo talento musicale, “Anyone Can Whistle“. Poi nel 1966 arrivò il grande successo con “Mame“, la versione musicale del romanzo di Patrick Dennis “Auntie Mame”.

In qualità di zia infaticabile e sbarazzina e cantando l’amore per la vita di Mame, la Lansbury diventò presto la beniamina di New York. I critici si espressero favorevolmente pure sulle sue gambe. “Fino ad allora nessuno aveva mai notato che avevo anche un paio di gambe.” Ma i successi di “Mame” lasciarono presto spazio ai tempi difficili della fine degli anni ’60. Il figlio maggiore degli Shaw fu mandato in Vietnam, mentre i loro due figli più piccoli furono risucchiati dal vortice della droga a Malibu. Angela e Peter si guardarono attorno, osservando un paese che sembrava andare in pezzi e una famiglia fuori controllo. Fecero i bagagli e si trasferirono in Irlanda. “Quello è stato il periodo più bello”, ricorda. “Abbiamo riscoperto così tanto. Cose semplici. Il giardinaggio e le passeggiate in campagna. ” E la Lansbury ebbe la sensazione, per la prima volta, di quanto potesse essere piacevole una vita meno frenetica e lontana dal lavoro.

In seguito, dopo il periodo esaltante ma estenuante da protagonista nel musical di successo “Sweeney Todd” – a quel punto aveva vinto quattro Tony Awards e ricevuto tre nomination all’Oscar – una vita tranquilla fatta di giardinaggio e viaggi con suo marito poteva sembrare più allettante che mai, ma inaspettata è arrivata l’offerta di fare “Murder, She Wrote uno show a cadenza settimanale. La Lansbury sarebbe dovuta essere presente praticamente in ogni scena, costringendola a giornate lavorative dalle 12 alle 15 ore. Ma in una settimana sarebbe stata vista da più persone di quante non avessero mai visto tutti i suoi film e le sue commedie. “Tutti quei milioni di persone. È semplicemente incredibile, non è vero? E se potessi portare loro qualcosa di veramente buono. . . . Beh, non ho potuto resistere“.

Nel frattempo ci fu un ritardo nel rifare una scena e Angela (come ora insisteva che la chiamassi) mi invitò a pranzo. Andammo a poca distanza, dove servivano un take away preparato da un catering da gustare su tavoli e panche da pic-nic. Il marito di Angela si unì a noi e parlammo del nord dello stato di New York, dove gli Shaw avevano una casa in cui speravano di tornare presto.

“Non lavorerò così duramente per sempre”, mi disse la Lansbury, cercando di essere il più possibile convincente. “È quasi un lavoro forzato. Ma è elettrizzante il modo in cui siamo stati accolti. Non solo dai critici, ma dai numeri. Sai, ci sono così tanti programmi televisivi che non contengono nulla di reale. Penso che sia la prima volta che uno spettacolo è stato davvero pensato per un pubblico di mezza età. Non vado mai a fare shopping senza che una signora non si avvicini e mi dica: “Grazie per averci dato qualcosa da guardare“. Anche i giovani ci stanno arrivando quando riescono a vedere una storia invece di un banale inseguimento con le auto”.

Angela e Peter, in piedi vicini, mi salutarono mentre mi dirigevo verso il lato opposto del castello di stucco, dove si trovavano i cancelli degli studios, oltre la strada ad ovest e il villaggio inglese. Angela avrebbe lavorato altre sette o otto ore quel giorno. Per il suo bene speravo che un giorno sarebbe arrivata a dedicarsi solo al giardinaggio. Per il nostro bene, invece, speravo che non l’avrebbe fatto.