La testimonianza e il primo episodio della serie

La testimonianza è un passaggio fondamentale quando si parla di crimine.

I testimoni, infatti, sono tenuti di solito in grande considerazione. Forse con la convinzione che chiunque sia una brava persona.

Alcuni più di altri, ripongono una sconfinata quanto ingenua fiducia nella testimonianza.

Non che si debba partire dall’assunto che tutti mentiamo (che è pur sempre un ottimo assunto), ma è necessario tenere in considerazione che chi testimonia lo fa in modo soggettivo.

Nel primo episodio della serie televisiva La Signora in Giallo, Jessica Fletcher, a nemmeno tre minuti dall’inizio della puntata, viene chiamata dallo sceriffo “a dare una mano”.

La mano, in questo caso, è rappresentata dall’ascoltare le testimoni di un incidente o di un omicidio (dipende dai punti di vista dei testimoni, appunto).

La testimonianza e il modo di fare indagine

La testimonianza funziona da motore dell’indagine tradizionale che si basa, appunto, sull’ascoltare cosa hanno da dire le persone informate dei fatti.

Chi ha visto, chi ha sentito, chi conosceva, chi sapeva. E poi, ancora, chi crede o pensa di aver visto, sentito, saputo.

La testimonianza viene invece relegata in secondo piano se l’indagine è più scientifica che tradizionale.

Le prove, infatti, hanno molto da dire e, nella maggior parte dei casi, non mentono.

Subito dopo aver capito che la testimonianza è in contraddizione le correnti marine.

Prove e testimonianza

Jessica Fletcher ascolta attentamente le testimoni: le figlie di un uomo che è “scivolato” o “caduto” in mare. Le donne erano con lui.

Jessica ha un’improvvisa illuminazione mentre lava i piatti: il modo in cui l’acqua scende nello scarico del lavello le fa venire in mente le correnti marine.

Qualche calcolo dopo, la signora in giallo scopre che la testimonianza resa dalle ragazze è in contraddizione rispetto al moto delle correnti dell’Oceano.

Buoni testimoni, buoni ascoltatori

Jessica Fletcher è una buona ascoltatrice: i testimoni, infatti, con lei parlano apertamente (complici gli sceneggiatori che glielo fanno fare, certo).

Il suo modo amichevole e l’approccio da “vecchia zia” evitano che venga percepita come un’insidia dai testimoni.

Non tutti parlano molto, alcuni parlano pochissimo, in effetti. Ma Jessica Fletcher è in grado di “registrare” mentalmente ogni parola, così da poterla poi utilizzare nel caso ci fossero le prove.

E le prove, è superfluo dirlo, ci sono sempre.