Omicidi, indagini e prove: Jessica fa per tre

Gli omicidi a Cabot Cove non si contano. Abbiamo smesso di contarli parecchio tempo fa. Contro ogni statistica un paesino fittizio, ameno e ben frequentato ha un tasso di vittime di omicidi volontari superiore a quello di Città del Messico.

Ma non è un triste primato, è solo fiction.

Certo è che la scrittrice di gialli Jessica Fletcher viene coinvolta, in ognuno dei 264 episodi che compongono le 12 stagioni della serie tv, nella risoluzione di omicidi di tutti i tipi.

Da quelli che sembravano un incidente a quelli che sono senza dubbio omicidi, ma il colpevole chissà chi è.

Le armi usate sono le più varie: c’è chi resta ucciso con un forcone e chi invece con un colpo di pistola o perché è stato spinto dalle scale.

Fatto sta che Jessica Fletcher non ha bisogno degli strumenti che ogni detective ha a disposizione: niente polvere per rilevare le impronte digitali, niente luminol per indagare le macchie di sangue lavate, niente tamponi per rilevare il DNA.

omicidi signora in gialloE allora come fa a risolvere gli omicidi?

Jessica Fletcher usa soprattutto l’intuito. Il personaggio è molto affine a quelli di Sherlock Holmes e Miss Marple.

Il metodo deduttivo è al centro della storia: succede un delitto e si va a cercare di capire, per deduzione, chi possa averlo commesso.

Il metodo deduttivo si basa soprattutto sugli indizi.

L’indizio è, per esempio, il fatto che quella tale persona, il giorno del delitto, invece di andare normalmente al lavoro era a casa per un’influenza.

E se non fosse stata così male? E se fosse uscita e avesse commesso il delitto?

Jessica risolve gli omicidi mettendo insieme, come in un puzzle, tutti gli indizi. Fino a inchiodare il colpevole e farlo confessare. Con stile, senza urlare.

E’ un metodo rasserenante e non frustrante di fare indagine: inchiodare il colpevole e ottenere una confessione.

Il resto, tutto ciò che succederà o non succederà in tribunale, non ci riguarda. Perché vogliamo vincere il male sopra ogni cosa.